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I Sette Specchi Esseni Nelle Relazioni

Una Spiegazione Completa sugli Specchi Esseni nelle Relazioni e la correlazione con la Legge di Attrazione.

29 Giugno 2019

Tempo di lettura: 15 min.

Categoria: Relazioni

immagine rispecchiarsi su altri

Introduzione contesto e correlazione con la legge di attrazione

Come è noto e provato dalla scienza tutto ciò che ci circonda e che siamo è energia, la quale è in costante trasformazione; alcuni processi energetici sono più visibili, altri meno evidenti ai nostri occhi. Tutte le forme in cui l'energia si manifesta emettono una vibrazione o frequenza, quindi tutto ciò che percepiamo nell'ambiente fisico è pura vibrazione.

Questo implica delle conseguenze nel processo di determinazione della realtà che ci circonda; le nostre azioni hanno infatti origine dai nostri pensieri, ma spesso non ci rendiamo conto di un processo più sottile che mettiamo in moto attraverso il puro pensiero, che è un'energia potentissima, dotata di vibrazione, per il quale accade che ciò che si trova in risonanza con questo, si muova anch'esso verso di noi. Si può quindi parlare di una legge di attrazione molto potente, per la quale simile attira simile.

Infatti quando pensiamo a qualcosa, cominciamo ad attrarne l'essenza nella nostra vita, e più ci concentriamo su un certo tema, maggiore sarà la vibrazione emessa, fino alla manifestazione di ciò che abbiamo desiderato; tutto ciò che accade dunque è il prodotto delle richieste che trasmettiamo col pensiero.

Dunque anche da un punto di vista relazionale, tutti coloro che incontriamo, amici, amanti, soprattutto nemici, sono una risposta alla nostra richiesta vibrazionale, poiché non attiriamo nulla che non sia stato prima invitato col pensiero.

Purtroppo molte delle nostre relazioni non sono frutto di un'attrazione consapevole e controllata, visto che l'attrazione spesso non si attua in maniera volontaria bensì automatica, e talvolta non siamo consapevoli di meccanismi che avvengono a livello inconscio. Cercare di avere una consapevolezza di sé porta sicuramente a cambiare i propri pensieri e quindi quello che si attrae nella propria vita, da qui l'importanza di essere allineati con sé stessi e di lavorare sui propri aspetti egoici e sui condizionamenti genitoriali e culturali.

Osservando la nostra vita si può facilmente notare come le relazioni, cioè il processo di co-creazione con gli altri, siano responsabili di quasi tutta la sofferenza presente, che tuttavia è fonte di un enorme arricchimento dell'esperienza personale. Le gioie e i dolori più profondi sono infatti legati alle relazioni con gli altri, e una buona porzione di essi è senza dubbio legata all'esperienza amorosa.

La relazione è innanzitutto una relazione di coppia con noi stessi, in cui l'altro è un riflesso in cui osservarci, cioè uno specchio che stiamo usando più o meno consapevolmente. Tutto ciò che siamo e che pensiamo si riflette infatti in quello che ci circonda, persone e avvenimenti.

Dyer ne parla chiamandola “forza dell'intenzione”, intesa come una forza universale che permette l'atto della creazione in tutti gli ambiti; una forza che non è legata all'atteggiamento individuale che muove ciascuno di noi all'azione, ma è un'energia cosmica di cui tutti noi facciamo parte, e alla quale possiamo attingere per plasmare realmente la nostra vita.

Attingere ad essa però, cioè diventare anche consapevoli del processo di attrazione che inneschiamo, dipende strettamente dalla connessione con noi stessi, e del nostro io con l'intenzione, intesa come energia universale; in questo processo, l'Ego, chiamato non a caso anche l'Avversario (da alcuni persino con il nome di Satana o Lucifero, intendendo la contrapposizione tra Dio e Diavolo come nient'altro che il conflitto interiore dell'uomo tra Sé Superiore ed Ego), ha un ruolo fondamentale, poiché costituisce tutte quelle resistenze che impediscono di connettersi con l'intenzione. Ad esempio le nostre resistenze possono far si che non riconosciamo la nostra anima gemella nemmeno quando ce l'abbiamo davanti.

Se vogliamo attirare il compagno/a ideale, dovremo cominciare dal donare quello che desideriamo attrarre, infatti se vogliamo un partner “perfetto”, dovremmo cominciare ad assomigliare a quell'idea di perfezione che abbiamo, cioè essere come coloro che desideriamo, e ricordarci che, se qualcosa ci nega il permesso di essere felici, è in realtà un ostacolo costruito da noi, molto spesso in maniera inconscia e/o inconsapevole.

É molto importante quindi per poter raccogliere i frutti della legge dell'attrazione ricordarsi i seguenti elementi:

la potenza e l'influenza del proprio pensiero;

l'importanza dell'azione, cioè rendere il pensiero concreto attraverso azioni coerenti rispetto all'obiettivo prefissato;

l'inconscio, l'ego, i preconcetti e determinate credenze sono fattori che possono ostacolare, ritardare, impedire l'accadimento della legge di attrazione.

Trovo che il concetto di attrazione/intenzione e di specchio tra noi stessi e la realtà siano profondamente legati in un rapporto di simbiosi, poiché in base a ciò che siamo, esercitiamo una determinata attrazione, e allo stesso modo, in base a quello che attraiamo possiamo capire quello che siamo; inoltre diventando consapevoli del processo di attrazione, si può modificare la propria realtà e quindi anche gli specchi in cui ci riflettiamo; allo stesso modo possiamo usare gli specchi, quindi le situazioni che ci si presentano, per verificare a che punto siamo nella nostra evoluzione e se stiamo effettivamente cambiando il nostro modo di essere, cioè la nostra capacità di co-creare.

La relazione di coppia, in particolare, per la natura intima che comporta, è qualcosa di molto potente, poiché sono i nostri legami più intimi a risvegliare le paure più grandi, gli abissi più profondi, a mettere a nudo i nostri lati peggiori: attraverso il partner si scopre infatti tutto quello che avevamo seppellito.

La potenza della legge dell'attrazione e degli specchi si esprime facendoci trovare sempre un partner che nasconde ferite in grado di scontrarsi perfettamente con le nostre, di fatto troviamo sempre il compagno/a che ci servono per una maggiore comprensione di noi: il problema si pone quando la coppia non viene vissuta adottando questa prospettiva più ampia, e in sostanza quando incolpiamo l'altro di tutto quello che non va bene, invece di portare l'attenzione su noi stessi.

In pratica quante più cose del partner, o della persona che ci troviamo di fronte, riconduciamo a noi, più colmeremo i nostri vuoti interiori, aumentando l'armonia nella relazione.

La legge dell'attrazione e degli specchi talvolta si manifestano in un modo che non è sempre facile e immediato da capire; a questo proposito voglio riportare una descrizione degli specchi che mi ha aiutata molto nel capire questo incredibile e utile fenomeno, cercando di ricavarne qualcosa su di me. La descrizione a cui mi riferisco è quella dei sette specchi descritti dagli Esseni, un antico popolo che aveva descritto un ruolo dei rapporti umani dividendoli in sette categorie; li hanno definiti specchi proprio perché ci fanno ricordare che in ogni momento della nostra vita la nostra realtà interiore ci viene rispecchiata dalle azioni, dalle scelte e dal linguaggio di coloro che ci circondano.

Gli Esseni erano contadini, frutticoltori e profondi conoscitori delle proprietà delle erbe, dei cristalli e del colore con i quali curavano tutti coloro che richiedevano il loro aiuto. Secondo Plinio, gli Esseni erano una comunità che aveva abbandonato le vanità del mondo e si erano elevati spiritualmente conseguendo una conoscenza mistica piuttosto consistente.

Grazie al prezioso lavoro di Gregg Braden, noto appunto come I Sette Specchi Esseni dei rapporti umani e della compassione, oggi possiamo usufruire delle grandi conoscenze spirituali degli Esseni per portare consistenti miglioramenti nella qualità della nostra vita. Questo concetto è tanto semplice quanto rivoluzionario, se compreso nell' ampiezza che racchiude. È come avere a disposizione un'astronave che potrebbe portarci ad esplorare l'universo, in questo caso il nostro universo interiore, ma che se invece non sappiamo manovrare rischia di non funzionare: dobbiamo avere la tenacia e la pazienza di salire su quest'astronave e prendere confidenza con le sue varie parti.

Le difficoltà che possiamo incontrare in questo percorso sono di due tipi, poiché dobbiamo sia porre attenzione alle definizioni di specchi, capendone il significato, sia porre attenzione a noi stessi e ai nostri meccanismi interiori. Guardare dentro sé stessi non è facile poiché questo comporta la presa di coscienza delle proprie ferite interiori, processo che non è assolutamente immune da sofferenza; comporta sensazioni di paura e quindi di eventuali resistenze, cioè tentativi di opposizione e rifiuto di questo procedimento.

Ogni giorno, nella nostra vita sociale e lavorativa, ci confrontiamo con molte persone; gli specchi si possono manifestare in ogni tipo di rapporto e contesto in cui ci troviamo. Quando siamo in relazione con un'altra persona dovremmo interrogarci sul perché un determinato individuo crea in noi specifiche emozioni e sensazioni. Dovremmo capire che, attraverso l'altro e i molteplici avvenimenti che si manifestano, ci viene offerta dall'universo un'opportunità di evoluzione, di acquisizione di consapevolezza e di guarigione delle nostre ferite interiori.

Il primo specchio esseno

donna di fronte ad uno specchio

Secondo il primo specchio ciò che noi riconosciamo negli altri è semplicemente l’immagine di quello che noi siamo nel presente.

Chi ci è vicino ce lo rimanda, rispecchiandoci. Se ad esempio riconosciamo nell'altro bontà, significa che noi stessi in quel momento stiamo probabilmente trasmettendo questo segnale di bontà. Se siamo nervosi, lo rifletteremo in maniera uguale e quello che la realtà rimanderà sarà con molta probabilità altrettanto nervoso: prendiamo il caso in cui siamo in ritardo, tutto ciò che in quel momento ci rallenta, dalle persone al traffico, ci rende ancora più nervosi.

Quando siamo in grado di riconoscere una qualità in una persona, dobbiamo tener presente che siamo in grado di farlo non per caso, ma perché quella qualità fa parte anche di noi, infatti noi siamo in grado di riconoscere solo ciò che già ci appartiene e conosciamo; questo vale ovviamente anche nel caso si tratti di una caratteristica negativa.

Teniamo presente che non è detto che quella qualità o “difetto” ci appartenga nel momento presente, magari può aver fatto parte di noi nel passato; talvolta invece la realtà manifesta quello che noi rifiutiamo di accettare o vedere dentro noi stessi.

Se mi ritengo una persona buona, ma sono circondato da modelli di comportamento basati sulla rabbia e sulla violenza, mi devo interrogare sul perché la realtà mi sta mettendo davanti a quella situazione. Una delle ipotesi può essere che dentro di noi neghiamo la rabbia, la reprimiamo, o che magari nascondiamo qualcosa a noi stessi e in noi stessi; in sostanza neghiamo tutto ciò che non vogliamo essere e che non sopportiamo.

In una situazione in cui ci riteniamo vittime, per esempio, cosa ci vuole dire la realtà? Forse può riflettere un qualche tipo di mancanza di rispetto e di riguardo che noi per primi abbiamo verso noi stessi, e di cui forse non ci rendiamo conto, permettendo anche ad altri di assumere quell'atteggiamento verso di noi. Ognuno dovrebbe considerare la propria specifica situazione e chiedersi: perché la realtà mi pone di fronte a questo?

Tutto quello che riceviamo dagli altri è un puro riflesso di noi stessi, talvolta difficoltoso da riconoscere, perché spesso viviamo di atteggiamenti e modelli automatizzati, acquisti nel maggiore dei casi dai genitori, che ci sembrano normali e quindi non riusciamo nemmeno a capire perché determinati eventi nella vita si manifestano ripetutamente: la vita non fa altro che porci davanti a persone e fatti per farci crescere, finché non ci apriamo a questa comprensione, non cerchiamo il perché guardandoci per prima cosa dentro, non ne usciremo; finché continuiamo a sfuggire, a chiuderci, la vita ci metterà sempre più duramente e insistentemente di fronte a determinati fatti.

Le persone che hanno maggiore effetto su di noi, ce l'hanno talvolta solo perché quella parte non risolta o non compresa di noi stessi, si lega senza che noi possiamo controllarlo, a tutto ciò che dell'altro ci può permettere di far emergere quella stessa parte, cioè a tutto ciò che di fatto ci può far evolvere e migliorare.

In sintesi il primo specchio ci mostra attraverso chi e cosa ci circonda, quello che siamo o che neghiamo di noi stessi nel momento presente. È evidente che questo specchio coinvolge la sfera di tutte le possibili relazioni sociali, dall'amicizia all'amore, alla salute, al lavoro, alla famiglia, manifestandosi in tutti i tipi di contesti e luoghi, dalla fila in banca, in macchina guidando, alla fermata del bus etc etc..

Il secondo specchio esseno

Se riconoscete che i modelli comportamentali di chi vi circonda non vi appartengono, quindi avete scartato il primo specchio, chiedetevi se state invece giudicando quello che vi viene mostrato.

Il giudizio, inteso come capacità di distinguere il bene dal male e di valutare di conseguenza persone o cose, è estremamente diffuso nella nostra società, questo crea numerosi effetti. Prima di tutto possiamo distinguere due tipi di giudizio: quello che operiamo nei confronti degli altri e quello che mettiamo in atto verso noi stessi.

Nell'esempio che vi sto per fare, c'è un fortissimo legame tra primo specchio e secondo: infatti capita che operando un giudizio negativo su determinate emozioni, compiamo un atto di repressione di queste, che se non vengono invece riconosciute ed accettate possono portare a spiacevoli effetti, cioè come detto sopra, alla manifestazione nella realtà di tutto ciò che ci rifiutiamo di vedere. Un esempio può essere la pedofilia: preti che dovrebbero rispettare il voto di castità, reprimono i loro desideri sessuali giudicandoli sbagliati, tentando di non vederli, rinnegandoli, ottenendo poi l'effetto opposto, cioè quello dell'esplosione del desiderio sessuale in maniera perversa.

Bisogna capire un punto fondamentale: il giudizio non appartiene alla realtà, appartiene alla nostra mente: l'universo se ne frega di ciò che è giusto o sbagliato nella nostra mente, va avanti con le sue leggi.

L'applicazione del giudizio crea grandi conflitti interiori poiché non è per nulla semplice distinguere in ogni situazione cosa sia il bene dal male; spesso questi due fattori sono sviluppati distintamente in base alla propria cultura e religione. Le nostre pulsioni, come quelle sessuali, i nostri desideri e pensieri devono far fronte alla grossa carica di giudizio e pregiudizio presente nella nostra società. Di solito quando riteniamo che qualcosa sia giusto, operiamo di conseguenza una valutazione negativa del suo opposto, avviando nella maggior parte dei casi un processo di non accettazione verso l'elemento considerato. Più forte sarà questa carica, maggiore sarà la probabilità che si manifesti vicino a noi quello che fortemente stiamo giudicando.

Il terzo specchio esseno

Che cosa è appena successo, in quell’attimo? Attraverso la saggezza del terzo specchio ci viene chiesto di ammettere la possibilità che, nella nostra innocenza, noi rinunciamo a delle grosse parti di noi stessi, per poter sopravvivere alle esperienze della vita. Possono venir perse, senza che noi ce ne rendiamo conto, o forse le perdiamo consapevolmente o ancora ci vengono portate via da coloro che hanno un potere su di noi.

Talvolta quando ci troviamo in presenza di un individuo che incarna proprio le cose che abbiamo perduto e che stiamo cercando, per poter ritrovare la nostra interezza, i nostri corpi esprimono una risposta fisiologica per mezzo della quale realizziamo di nutrire un’attrazione magnetica verso quella persona. Se vi trovate in presenza di qualcuno e, per qualche motivo inspiegabile, sentite l’esigenza di passare del tempo con quella persona, ponetevi una domanda: che cosa ha questa persona che io ho perduto, ho ceduto, o mi è stato portato via? La risposta potrebbe sorprendervi molto perché in realtà riconoscerete questa sensazione di familiarità, quasi verso chiunque incontriate. Cioè vedrete delle parti di voi stessi in tutti.

Talvolta l'incontro con una persona può quindi essere legato al fatto che abbiamo bisogno di rientrare in contatto con quella parte che abbiamo perso: quando ci rendiamo conto di questo, cioè quando cogliamo l'insegnamento della situazione, può accadere che l'interesse per la persona sfumi. Non fa un effetto piacevole pensare che in certe occasioni rischiamo di essere un puro specchio per l'altro, o che l'altro può esserlo per noi; considerando la propria esperienza personale, per la maggior parte delle persone credo però sia evidente e inevitabile che alcune relazioni durano e altre no, per diversi motivi. Siamo in ogni caso sempre uno specchio per gli altri e gli altri per noi, le relazioni che però si basano su un reale sentimento non crollano con la realizzazione dello specchio.

Il quarto specchio esseno

immagine persona che si specchia

Il quarto specchioesseno dei rapporti umani è una qualità un po’ diversa. Spesso nel corso degli anni ci accade di adottare dei modelli di comportamento che poi diventano tanto importanti da farci riorganizzare il resto della nostra vita per accoglierli. Sovente tali comportamenti sono compulsivi, creano dipendenza.

Il Quarto mistero dei rapporti umani, ci permette di osservare noi stessi in uno stato di dipendenza e compulsione. Attraverso la dipendenza e la compulsione, noi rinunciamo lentamente proprio alle cose a cui teniamo di più. Cioè mentre le cediamo, poco a poco vediamo noi stessi lasciare le cose che più amiamo. Ad esempio, quando parliamo di dipendenza e compulsione, molte persone pensano all’alcol e alla nicotina che sono certamente capaci di creare tali stati.

Ma ci sono altri modelli di comportamento più sottili come l’esercizio di controllo in ambiente aziendale o in famiglia o come la dipendenza dal sesso, dal possedere o generare denaro e abbondanza, anche questi sono esempi di compulsione e dipendenza. Quando una persona incarna un simile modello di comportamento, può star certa che il modello, che pur è bello di per sé, si è creato lentamente nel tempo. Poco a poco, noi rinunciamo alle cose che ci sono più care.

Se riorganizziamo le nostre vite per far posto al modello dell’alcolismo o all’abuso di sostanze forse stiamo rinunciando a porzioni della nostra vita rappresentate dalle persone che amiamo, dalla famiglia, dal lavoro, dalla nostra stessa sopravvivenza.

Il quinto specchio esseno

immagine di una famiglia

Attraverso questo specchio ci viene chiesto di ammettere la possibilità che le azioni dei nostri genitori verso di noi riflettano le nostre credenze e aspettative nei confronti del rapporto fra noi e la nostra Madre e il nostro Padre Celeste, vale a dire con l’aspetto maschile e femminile del nostro creatore, in qualunque modo lo concepiamo.

Per esempio se ci troviamo a vivere un rapporto con genitori da cui ci sentiamo continuamente giudicati o per i quali anche fare del nostro meglio non è mai abbastanza, è altamente probabile che quel rapporto rifletta la seguente verità: siamo noi che crediamo, dentro di noi, di non essere all’altezza e che forse non abbiamo realizzato quello che ci si aspettava da noi attraverso la nostra percezione di noi stessi fino al Creatore. Questo è uno specchio potente e molto impalpabile, che, forse più di altri, ci può svelare perché abbiamo vissuto le nostre vite in un determinato modo.

Rispetto alla mia esperienza, il rapporto con i propri genitori è molto importante, non tanto il rapporto materiale quanto più l'approccio e la percezione interiore verso di loro.

Nella psicoterapia sistemica onorare e rispettare i proprio genitori è un punto fondamentale, perché si creano sempre delle conseguenze legate al fatto che una persona rispetti o meno i propri genitori.

Infatti, visto che ognuno di noi è in parte il proprio padre e in parte la propria madre, oltre a portare con sé qualcosa di personale, non onorare i propri genitori vuol dire rifiutare in parte sé stessi. In particolare chi disprezza pesantemente i propri genitori si sente vuoto e non realizzato, e più rifiuta i genitori più si punisce inconsapevolmente. Che ci piaccia o no, i genitori sono l'origine della vita, ed effettivamente possono rappresentare un surrogato del Creatore e della Madre Celeste, attraverso i quali ci viene data una grande opportunità di crescita. Giudicare i nostri genitori è controproducente e inutile, perché tra figli e genitori si crea un legame che va oltre la morale; l'unica cosa che possiamo fare è imparare ad accettarli con umiltà. Bisogna saper accettare i propri genitori per poter percorrere la propria strada in pace.

È importante prendere coscienza dell'atteggiamento che si ha verso i propri genitori poiché questo influenzerà a sua volta il rapporto con il nostro partner e anche i nostri figli. Tutti siamo in primo luogo figli, in un secondo tempo potremmo essere a nostra volta genitori: conoscere le dinamiche interiori del rapporto genitori-figli risulta importante oltre che per poter essere in pace, anche perché finisce con l'influenzare il nostro rapporto di coppia e i nostri figli. Ad esempio, ciò che ci infastidisce del partner, ci infastidirà anche nei figli. Noi tutti siamo il risultato dei nostri genitori, di conseguenza il risultato di tutti i nostri antenati: in ogni famiglia l'uomo e la donna portano con sé i valori della famiglia d'origine.

Il sesto specchio esseno

immagine di un tunnel

Questa si può concepire come un momento in cui ci si sente completamente persi, un momento di estrema difficoltà. Lo specchio ci vuole insegnare che, se siamo arrivati in quel punto, abbiamo in realtà sviluppato tutti i mezzi e le forze che ci servono per superarlo.

Fino a che non abbiamo fatto nostri quegli strumenti non ci troveremo mai nelle situazioni che ci richiedono di dimostrare determinati livelli di abilità. Quindi, da questa prospettiva, le sfide più alte della vita, quelle impostaci dai rapporti umani e forse anche dalla nostra stessa sopravvivenza, possono essere percepite come delle grandi opportunità a nostra disposizione, per saggiare la nostra abilità, anziché come dei test da superare o fallire.

Attraverso questo specchio possiamo anche acquisire più fiducia nella vita ed aver fiducia in noi stessi mentre viviamo. La notte oscura dell’anima rappresenta per noi l’opportunità di perdere tutto ciò che ci è sempre stato caro nella vita e di vedere noi stessi alla presenza e nella nudità di quel niente. Proprio mentre ci arrampichiamo fuori dall’abisso di ciò che abbiamo perso e percepiamo noi stessi in una nuova luce, esprimiamo i nostri più alti livelli di maestria.

Dalla prospettiva degli antichi, il settimo mistero dei rapporti umani o settimo specchio esseno era il più sottile e, per alcuni versi, anche il più difficile.

Lo specchio ci chiede di ammettere la possibilità che ciascuna esperienza di vita, a prescindere dai suoi risultati, è di per sé perfetta e naturale. A parte il fatto che si riesca o meno a raggiungere gli alti traguardi che sono stati stabiliti per noi da altri, siamo invitati a guardare i nostri successi nella vita senza paragonarli a niente. Senza usare riferimenti esterni di nessun genere.

Il solo modo in cui riusciamo a vederci sotto la luce del successo o del fallimento è quando misuriamo i nostri risultati, facendo uso di un metro esterno. A quel punto sorge la seguente domanda: “A quale modello ci stiamo rifacendo per misurare i nostri risultati? Quale metro usiamo?”

Nella prospettiva di questo specchio ci viene chiesto di ammettere la possibilità che ogni aspetto della nostra vita personale – qualsiasi aspetto - sia perfetto così com’è. Dalla forma e peso del nostro corpo ai nostri risultati in ambito accademico, aziendale o sportivo. Siamo quindi invitati a permettere a noi stessi di essere il solo punto di riferimento per i risultati che raggiungiamo.

Alcuni spunti sull'argomento:

“La legge dell' attrazione e le relazioni affettive” di Esther e Jerry Hicks"

“Il potere dell'intenzione” di Wayne W. Dyer

Leggi anche: Gli Specchi Esseni (eBook) di Giovanna Garbuio

e puoi trovare altri spunti nel sito:http://www.stazioneceleste.it/

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