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L'Amore Spirituale

Vediamo l'amore spirituale con una prospettiva diversa e il suo significato.

7 Giugno 2019

Tempo di lettura: 5 min.

Categoria: Spiritualità

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Amore è una parola così incredibilmente abusata ed inflazionata, oggigiorno, da avere smarrito quasi totalmente la grandezza del suo significato.

Eppure non è stato sempre così. Oggi si parla di amore con una varietà di significati che vanno dalla sessualità alla spiritualità ed è stato quasi dimenticata la funzione dell’amore, quella funzione che era ben nota nell’antichità.

Vi sono molte forme d’amore ma tutte trovano, necessariamente, il loro fondamento in un principio trascendente.

Nel film Interstellar, mi si consenta la divagazione “profana”, si dice che l’amore è l’unica forza che trascende lo spazio e il tempo e forse è davvero così.

Nella tradizione cristiana Dio è Amore e tutto l’universo, in un certo senso, obbedisce alla legge d’amore.

La tradizione cristiana, però, si è incontrata e scontrata con la tradizione, specialmente greca, che interpretava l’amore spirituale in maniera che ai più può apparire simile ma che è, in realtà, profondamente diversa.

Questa distinzione tra l’amore così come era inteso nell’antica Grecia e come è stato inteso dopo l’avvento della tradizione giudaico-cristiana, è stata messa in luce da Anders Nygren nel suo monumentale studio “Eros ed Agape”.

L’amore spirituale tra Eros ed Agape

Chi affronta un percorso di ricerca spirituale, ancora oggi, si confronta con queste due interpretazioni dell’amore che, pur senza rendersene conto, caratterizzano, volente o nolente, il percorso intrapreso.

Spesso si confonde Eros con l’amore carnale contrapponendolo, in qualche modo, con l’amore platonico.

In verità vi è una gran confusione tra i termini ma i continui distinguo ci porterebbero tanto, troppo lontano.

Bisognerebbe introdurre anche i concetti di spiritualità “alta” e spiritualità popolare, concetti anch’essi solo apparentemente in antitesi.

Già Platone, nel Simposio, dava una interpretazione affatto diversa da quella che il popolo conosceva in merito al dio Eros.

Nel Simposio, il personaggio di Socrate sostiene che Eros non è affatto quel dio bello e desiderato che molti immaginano ma che è anzi, un dio ispido, povero e perennemente in cerca di qualcosa.

Già qui si introduce, seppur in maniera letteraria, un concetto fondamentale della religione greca, ovverosia che la spiritualità, l’amore spirituale, è qualcosa che va cercato, rincorso e ottenuto.

L’uomo, dotato della scintilla divina, può trovare dentro di sé i mezzi per ritornare all’unione con l’Uno dal quale, originariamente, è stato separato.

Il simbolo della scala, in questo tipo di spiritualità, è fondamentale perché il percorso è un’elevazione che avviene salendo i vari gradini della scala, liberandosi con sforzo dai propri vizi e vincoli terreni per raggiungere, alla fine della scala stessa, l’unione con il divino.

Al contrario, nella tradizione cristiana, l’amore è inteso come un atto gratuito del divino che, quasi non richiesto, si abbassa e chiama a sé il fedele.

In senso stretto non c’è niente che l’individuo possa fare per avvicinare il divino se il divino, con un atto gratuito, non si manifesta.

Compito del fedele, nella tradizione cristiana, è quindi principalmente saper ascoltare ed accogliere la chiamata.

Il concetto di amore tra filosofia e religione

La distinzione operata da Nygren circa i due tipi di amore è stata in qualche modo rivoluzionaria, peccato solo che, nel desiderio di sviscerare sempre più la questione, abbia forse addotto esempi non sempre calzanti.

Quel che è certo è che i due tipi di amore hanno attraversato i secoli come due fiumi carsici, talvolta unendosi, talvolta dividendosi, riemergendo talvolta distinti e talvolta uniti.

La cosa più interessante che dovrebbe notare chi sta affrontando un percorso di sviluppo spirituale è come quasi tutto il misticismo di matrice cristiana si rifaccia, in maniera neppure tanto velata, al platonismo e al neo-platonismo, quindi alla concezione greca dell’amore.

Quasi tutti i mistici cristiani hanno espresso la loro dottrina mistica, in sé inesprimibile, proprio come una gerarchia di livelli all’apice dei quali sta la fusione con il divino.

Qualunque tipo di spiritualità che si richiami a pratiche da seguire per progredire sul sentiero del sacro si richiama implicitamente al concetto di Eros, alla volontà un po’ prometeica di raggiungere il divino con i propri mezzi benché la scintilla divina sia da sempre incastonata nella nostra anima.

L’amore spirituale, una scelta che non si può scegliere

Ok, detto che praticamente tutti i mistici si sono basati sul concetto di Eros, va detto anche che chiunque abbia intrapreso un percorso lo ha fatto in base ad una inesprimibile sensazione, un sottile richiamo, una vocazione, comunque vogliamo chiamarla.

La distinzione tra Eros e Agape, tra amore ascendente ed amore discendente torna dunque a farsi sottile, molto più indistinta di quanto lo studio di Nygren potrebbe lasciar credere.

Decidere di seguire una strada piuttosto che un’altra è spesso dato da una sensazione dentro di noi che non riusciamo ad esprimere.

Pensaci: quando e come hai sentito il bisogno di spiritualità? Vi è stato un evento scatenante?

A mio avviso quando decidiamo di fare qualcosa lo facciamo perché siamo stati chiamati a farla, sentiamo dentro di noi quella che potrebbe essere la destinazione ma ancora non conosciamo le tappe del percorso.

Si tratta di un evento insondabile che, in maniera talvolta improvvisa e talvolta graduale, ci apre prospettive di nuovi orizzonti ancora da esplorare e forse, prima, persino negati.

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